
Piccole illusioni - o se vogliamo grandi - ma certamente abboracciate, sterili, pedanti, destinate a immergersi negli stanzini polverosi dei retrobottega, illusioni da piccoli librai di Archangelsk: la speranza è uscita per la finestra avvolta e lapidata da un vento che - non più reazionario- infatti se così fosse avrebbe senz'altro un volto o un paradigma, una collocazione linguistica - Eh si, siamo divorati da qualcosa di innominabile, che si rinnova divorando il tempo e la memoria. L'oblio di contro alla speranza di qualche sinistrato nostalgico - tipo me!-. L'Italia della pacca sulla spalla si risveglia mondiale, Felicità sul modello albanesco-carrisiano. Ah quel Berlusconi! Ma si, tant'è! Non saremo mica invidiosi! Quanta invidia, quanto male, poca gioia, ottimismo, dio-diavolo. La neo-lingua si è innestata nelle nostre menti -linguaggio-pensiero-. Vertice a L'Aquila con i terremotati senza acqua, alienati in un caldo torrido. E Loro che sono di lassù, e alla testa dell'Olimpo o limbo, Lui: il filo-qualsiasi cosa, il creatore di forme. Il Kitano dell'italietta nostrana intrisa di pastasciutta e partite della domenica (annessa Champions League), di silicone e botulino, di fiat cinquecento e facebook. Produzione e gestione della verità: si riavvolge il nastro. Obama il progressista ha chiosato: Italia, forte leadership! Il duo Alemanno-Rauti a fare gli onori di casa (sic!), i cori del leghista post-deputato e neo-euro deputato; si vocifera che le varie Sozio e D'Addario siano state ingoiate dal buco della memoria - ma lì almeno era presente Winston Smith - ora abbiamo appurato che i grandi (Ob-ama compreso e in testa si capisce!) se osservati bene assomigliano tutti al caro e vecchio O'Brien. Ironia della morte: il Cavaliere risorge -stavolta pare che nel suo grembo giacesse la Merkel- tra il florido belvedere delle macerie di una città devastata. Quando si dice il potere della necrofilia!
Marco
Leningrad cowboys blog
"La razionalità è ciò che programma ed orienta l'insieme del comportamento umano. C'è una logica tanto nelle istituzioni che nel comportamento degli individui e nei rapporti politici. C'è una razionalità anche nelle forme più violente. Ciò che è più pericoloso nella violenza è la sua razionalità. Certo, la violenza in sè stessa è terribile. Ma essa trova il suo radicamento e deriva la sua persistenza dalla forma di razionalità che utilizziamo. Si è sostenuto che, se vivessimo in un mondo di ragione, potremmo sbarazzarci della violenza. E' completamente falso. Tra violenza e razionalità non c'è incompatibilità. Il mio problema non è fare il processo alla ragione, ma determinare la natura di questa razionalità che è così compatibile con la violenza. Non è la ragione in generale che io combatto. Non potrei combattere la ragione."
Michel Foucault, Studiare la ragion di Stato, in Biopolitica e Liberalismo. Detti e scritti su potere ed etica 1975-1984, trad.it. Ottavio Marzocca, Medusa, Milano 2001




