mercoledì 8 luglio 2009

Memoria a ore ovvero illusione e perpetuità


Piccole illusioni - o se vogliamo grandi - ma certamente abboracciate, sterili, pedanti, destinate a immergersi negli stanzini polverosi dei retrobottega, illusioni da piccoli librai di Archangelsk: la speranza è uscita per la finestra avvolta e lapidata da un vento che - non più reazionario- infatti se così fosse avrebbe senz'altro un volto o un paradigma, una collocazione linguistica - Eh si, siamo divorati da qualcosa di innominabile, che si rinnova divorando il tempo e la memoria. L'oblio di contro alla speranza di qualche sinistrato nostalgico - tipo me!-. L'Italia della pacca sulla spalla si risveglia mondiale, Felicità sul modello albanesco-carrisiano. Ah quel Berlusconi! Ma si, tant'è! Non saremo mica invidiosi! Quanta invidia, quanto male, poca gioia, ottimismo, dio-diavolo. La neo-lingua si è innestata nelle nostre menti -linguaggio-pensiero-. Vertice a L'Aquila con i terremotati senza acqua, alienati in un caldo torrido. E Loro che sono di lassù, e alla testa dell'Olimpo o limbo, Lui: il filo-qualsiasi cosa, il creatore di forme. Il Kitano dell'italietta nostrana intrisa di pastasciutta e partite della domenica (annessa Champions League), di silicone e botulino, di fiat cinquecento e facebook. Produzione e gestione della verità: si riavvolge il nastro. Obama il progressista ha chiosato: Italia, forte leadership! Il duo Alemanno-Rauti a fare gli onori di casa (sic!), i cori del leghista post-deputato e neo-euro deputato; si vocifera che le varie Sozio e D'Addario siano state ingoiate dal buco della memoria - ma lì almeno era presente Winston Smith - ora abbiamo appurato che i grandi (Ob-ama compreso e in testa si capisce!) se osservati bene assomigliano tutti al caro e vecchio O'Brien. Ironia della morte: il Cavaliere risorge -stavolta pare che nel suo grembo giacesse la Merkel- tra il florido belvedere delle macerie di una città devastata. Quando si dice il potere della necrofilia!
Marco
Leningrad cowboys blog

"La razionalità è ciò che programma ed orienta l'insieme del comportamento umano. C'è una logica tanto nelle istituzioni che nel comportamento degli individui e nei rapporti politici. C'è una razionalità anche nelle forme più violente. Ciò che è più pericoloso nella violenza è la sua razionalità. Certo, la violenza in sè stessa è terribile. Ma essa trova il suo radicamento e deriva la sua persistenza dalla forma di razionalità che utilizziamo. Si è sostenuto che, se vivessimo in un mondo di ragione, potremmo sbarazzarci della violenza. E' completamente falso. Tra violenza e razionalità non c'è incompatibilità. Il mio problema non è fare il processo alla ragione, ma determinare la natura di questa razionalità che è così compatibile con la violenza. Non è la ragione in generale che io combatto. Non potrei combattere la ragione."
Michel Foucault, Studiare la ragion di Stato, in Biopolitica e Liberalismo. Detti e scritti su potere ed etica 1975-1984, trad.it. Ottavio Marzocca, Medusa, Milano 2001

venerdì 26 giugno 2009

Democratici Anonimi, per chi è stanco di votare PD

http://boboanchio.blogspot.com/

giovedì 18 giugno 2009

Famiglia italiana!


Atmosfere bergmaniane e un certo retrogusto rohmeriano per la nuova fiction del canale aziendale di punta: ad interpretare il nuovo capolavoro, firmato mediaset, non è stata chiamata né Bibi Andersson né Marie Rivière. A ricoprire il ruolo femminile sarà l’Enfant prodige della televisione nostrana – cinema e televisione, bè è la stessa cosa! Il cinema d’autore è chiaramente “un complotto” della sinistra disfattista - la velina e modella, Belen Rodriguez. Titolo dell’ultima fatica aziendal-padronale: “Famiglia italiana”. Sorgono a tal proposito incaute interpretazioni. Una mossa assolutamente politica e filoprogressista ordita dalla destra finiana contro i separatisti-sioux leghisti, una strategia di sdoganamento dell’etica esterofila e multietnica e una netta presa di posizione contro le iconografie stile Massaie rurali – e ciò, ad esser proprio sinceri, ha eccitato non poco le fantasie maschie e gasparriane di qualche aennino, forse un po’ nostalgico- della donna leghista. Belen Rodriguez – che proprio ariana par non essere - vince il testa a testa – è periodo di ballottaggi! – contro la casalinga di Voghera ,spinta dal celtico Cota, come simbolo identitario della famiglia italiana. Ciò può rappresentare la prima interpretazione, ovviamente di tipo politico.
Una seconda analisi, vagamente attendibile, tende ad inglobare nella vicenda il Presidente del Consiglio in persona – che di solito non è poi così presente quando si tratta di scegliere giovani donne, con tanto di inviti privati, in vista di qualche incarico importante! – Cosa può esserci di meglio di una velina, seminuda, possibilmente silente ma con altri sofisticati linguaggi come rappresentante e come paradigma della donna italiana nell’epoca, forse sarebbe meglio parlare di era, berlusconiana? La concezione della donna ai tempi del berlusconismo può essere sintetizzata da un pensiero ermetico sfoderato dall’avvocato-parlamentare del Premier, Niccolò Ghedini, che definisce il suo assistito un utilizzatore finale – nello scandalo Barigate -. Utilizzatore di cosa? Della merce-donna, della donna svilita ad oggetto da assoggettare, da controllare. In fin dei conti Berlusconi sarebbe secondo la ricostruzione, l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile. La donna, nella visione ghedinian-berlusconiana, è una realtà ridotta a materialità corporea priva di diritti, da acquistare e smerciare. L’elogio della bellezza, dell’ossessione rivolta al corpo tipica del berlusconismo è l’espressione esteriore e violenta di una concezione troglodita della donna, uno svilimento perpetuato attraverso il linguaggio e le azioni berlusconiane, volte alla riduzione di un corpo come oggetto da sfruttare; un abbrutimento profondo e bieco della concezione della donna. L’ ”utilizzatore finale” ha creato, grazie al suo potere linguistico-mediatico e alle sue azioni ripugnanti, una concezione barbara della donna, un insulto vergognoso a tutte le donne che non si sentono assimilabili alle presunte attricette seminude che popolano le televisioni e le stanze di Palazzo Grazioli -anzi prima talune stanze di Palazzo Grazioli e successivamente le televisioni e/o i vari Parlamenti-. Sarebbe alquanto interessante che, sia in veste di padrone dell’azienda mediaset
– dalla quale prenderà vita “Famiglia italiana”- sia in veste di sostenitore del family-day nonché di Presidente del Consiglio investito dagli scandali vergognosi –da Noemi al Barigate- rispondesse, questa volta, soltanto a due sole domande:
1 Signor Presidente qual è la Sua concezione della donna?
2 Che significato ha per Lei “la famiglia”?
Subito dopo, dal salotto di Ballarò, interverrà Bondi: Il Presidente Berlusconi ha già risposto a queste due domande. Il che purtroppo è vero. In questo paese persino Bondi riesce ad avere ragione.


Marco
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giovedì 11 giugno 2009

SCEGLI MOTTI

mercoledì 20 maggio 2009

mamma roma (addio)

lunedì 18 maggio 2009

Referendum: L’emergenza democratica e il ruolo del PD


Sarebbe importante soffermarsi su un punto che, a mio modo di vedere, costituisce la reale emergenza democratica dell’Italia. Analizzare le scelte fatte dal maggiore partito d’opposizione è significativo, infatti, per intraprendere un percorso critico e interpretativo che disveli la portata eclatante del rischio con il quale questo paese dovrà fare i conti. La vittoria del fronte del sì al referendum verrebbe a costituire l’ultimo atto di una parabola distruttiva e autodistruttiva nella quale il Partito Democratico ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario. Franceschini e la classe dirigente del PD si è schierata a favore di un abominio senza precedenti. Consapevolmente, perché non può essere altrimenti, favoriscono l’ascesa golpista di uno schieramento, quello di governo, che grazie a questo referendum, governerà l’Italia sine die, sul modello bielorusso del fan di Berlusconi Lukaśenko. Il problema democratico è insito nel ruolo stesso del PD che non perde occasione per favorire Berlusconi: una siffatta emergenza è favorita da un’ulteriore anomalia rappresentata dal partito più consistente dell’opposizione, quello che dovrebbe garantire, nei paesi democratici, un’opposizione netta, figuriamoci nel nostro paese dove Berlusconi e il suo schieramento rappresentano quanto di più lontano ci possa essere dalla concezione democratica e civile di uno Stato. Franceschini è pronto a votare sì, è pronto a consegnare il paese a Berlusconi e lo fa con la stessa determinazione con la quale Veltroni, lo stesso giorno della condanna a Mills, si dimise dalla carica di segretario del PD, concentrando su di se le attenzioni dei media di regime che presero a pretesto le dimissioni di Veltroni per ingoiare nel buco della memoria la scomoda sentenza Mills e di conseguenza l’auto-assoluzione di Berlusconi grazie alla legge Alfano. Azioni assurde, completamente autoreferenziali che rappresentano il sintomo di una chiara incapacità politica, di un’ inadeguatezza molto grave e a farne le spese è quella parte di cittadini che non si riconoscono nel golpismo di Berlusconi, orfani di una rappresentanza politica che possa garantire quelli che sono i fondamenti di una democrazia. E’ un allarme preoccupante e la scelta di votare sì al referendum è una responsabilità gravissima che dovrebbe avere un peso specifico all’interno del Partito Democratico. Come può, infatti, proporsi come alternativa a Berlusconi un partito orientato a votare un referendum che se passerà certificherà il trionfo peronista del partito del Cavaliere?
Come può un cittadino riconoscersi in un partito che stringe, di fatto, un’alleanza referendaria che garantirà, se l’esito sarà favorevole, un dominio berlusconiano assoluto nel corso del tempo?

Marco
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mercoledì 13 maggio 2009

Un paese ridotto a reality



Discutendo intorno alle produzioni mediatico-berlusconiane si rischia di divenire complici e, di conseguenza, comprimari di un gioco molto ben definito innestato nella società italiana trasformata in mero soggetto televisivo. L’ultima trovata del Cavaliere costituisce una vetta, un capolavoro del suo repertorio. L’immagine sacra, individuale del potere del capo si riveste del suo contrario, che in questo caso costituisce uno dei format più violenti dell’Italia berlusconiano-clericale ovvero la famiglia. Il dramma familiare di Silvio e Veronica è un nuovo prodotto firmato e creato dal potere mediatico berlusconiano. E’ il trionfo del corpo come dominio pubblico; è il ruolo determinante dell’immagine mediatica che concentra su di se e nello stesso tempo dispensa e distribuisce una serie di format, di icone che si radicalizzano nel corpo sociale. E’ da analizzare la quantità di informazioni e di notizie che, in queste ore, vengono prodotte e costituite dalla telenovela Silvio-Veronica; è importante, inoltre, verificare l’effetto prodotto dalla mole discorsiva, da considerare alla stregua di una produzione personale o meglio personalistica, una produzione voluta dallo stesso Berlusconi. Il primo effetto è dunque un surplus di concentrazione delle notizie e di marketing pubblicitario, in quanto la creazione dell’evento viene a costituirsi come un oggetto di interesse tutt’altro che privato. La sua immagine, perciò, viene totalizzata e assorbita dalla sfera pubblica e ciò gli permette di cogliere e attrarre un’attenzione che potrebbe altrimenti disperdersi. Il secondo effetto è una sorta di mutamento della condizione sociale che si innesta nel linguaggio normalizzato ovvero una sorta di apoteosi della normalità, che Berlusconi in ogni occasione è pronto a propagandare, attraverso un problema, una situazione che è da sempre, almeno in Italia, oggetto di attenzione e di concentrazione discorsiva: Il litigio e il divorzio tra coniugi, tipico argomento da rotocalco scandalistico, da trasmissione di quart’ordine che però concentra su di se una quantità molto elevata di interesse e di consenso. Quindi assistiamo ad uno spostamento delle priorità, una tecnologia molto raffinata che rappresenta il senso vero e profondo del regime berlusconiano. Le sue produzioni mediatiche vengono distribuite ad hoc: ogni sua posizione, ogni sua parola ha una sua dinamica precisa e molto profonda; lo show costituito dal classico triangolo Lui-Lei-L’Altra appartiene ad una strategia di concentrazione delle attenzioni dove il dispositivo della distrazione ne costituisce l’ obiettivo fondante, il suo oscuro protagonista. Il monopolio di una quantità così determinante di informazione permette a Berlusconi di obnubilare e distruggere notizie a lui molto scomode come l’allarme lanciato dall’organizzazione indipendente americana, Freedom house, che monitora la libertà di stampa nel mondo e che ha declassato l’Italia da “paese libero” a “paese parzialmente libero” posizionandolo al 73esimo posto insieme alle Isole Tonga. Ma oggi, in Italia, il problema è il divorzio, o meglio il nuovo reality tra Silvio e Veronica. L’ennesimo circo berlusconiano dove si creano forme e si gestisce un sapere, un pensiero unico, un’ unica identità che costituisce l’annientamento di un limite, la linea si separazione che differenzia un paese democratico da un regime autoritario dove l’iconografia del capo rappresenta, appunto, l’immagine del paese.


Marco
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