Come essere sudditi inconsapevoli o consapevolmente prostrati – nel caso del paesino conosciuto meglio con la terminologia o neologia (fino ad un certo punto) di berlusconia – se non digerendo, senza ulteriore ruminazione – l’italico medio non comprende, viene immobilizzato attraverso la fissità delle immagini (minzoliniane la maggior parte delle volte) – un certo stilema linguistico-concettuale che è proprio il marchio, il segno, la piega del regime arcoriano? Non c’è niente o meglio non ci dovrebbe essere nulla di interrogativo, bensì molto di cogitativo. Cogitiamo sul fattore linguistico: all’interno di un sistema comunicativo creato – una strana ragnatela vischiosa, in ciò consiste l’immagine aracnoide del apparato mediatico – dal monopolio berlusconiano si dipanano anche le asserzioni delle presunte opposizioni: il Pd tanto per dirne una. Il fattore Alfa, che continua ad essere incomprensibile per le menti acuminate del partito di non-opposizione, consiste nella semantica stessa, nell’identità linguistica che è prodotto fondante del berlusconismo. Le parole, i discorsi vengono filtrati e rapiti, modificati nella loro struttura e veicolati: i termini di comunicazione sono di tipo coercitivo, producono a loro volta gli enunciati ed una volta realizzata l’operazione l’intero corpo discorsivo che era nato per contrastare un altro sistema argomentativo – l’essenza della dialettica – è annullato, o meglio modificato nella sua natura. Andiamo più a fondo del chiasma: una trasmissione che detiene il monopolio di approfondimento è chiaramente Porta a Porta del vespano nostrano: il linguaggio all’interno di questo sistema è totalizzante perché totalizzante è il pensiero prodotto da un’unica forma semantica. Qualunque esponente politico che dovrebbe costituire l’opposizione a Berlusconi è in realtà squalificato, diviene singulto di una voce che sovrasta strutturalmente i vagiti non allineati. E’ il potere della produzione discorsiva in mano ad un potere che non è in questo caso aleatorio, come Michel Foucault sosteneva, ma rigidamente nelle mani di un solo individuo che riesce a sintetizzare e successivamente ad annientare (nientificare) ogni voce contraria. Come può esplicarsi una voce contraria? Come noi – cittadini legati all’immagine creata e prodotta da Sua Emittenza – possiamo ricevere quel messaggio di contrasto? Attraverso un sistema controllato e gestito: l’apparato unico di sapere gestito dal Cavaliere. Non a caso Berlusconi procede per la sua strada immersa nella totalità del suo libero arbitrio, può sovvertire ogni ragione – e lo sta facendo – distruggendo lo stato di diritto attraverso una serie di illegalità clamorose degne del peggior Al Capone. E lo fa attraverso la gestione totale del sapere-potere. Non mi convince la manifestazione contro Berlusconi organizzata su facebook, non mi piace la struttura comunicativa che costituisce il sistema facebook, non molto lontana –anzi direi vicinissima – al modello orwelliano della neolingua con il quale Berlusconi ha creato le basi strutturali del suo impero mediatico. Chi diventa fan di qualcuno condivide la vischiosità e l’essere aleatorio del linguaggio berlusconiano. In fondo, nei gangli, negli ingranaggi più profondi del sistema panoptico (di controllo attraverso l’autodenuncia e di controllo dei pensieri attraverso un quantità limitatissima di vocaboli – è il concetto di neolingua di George Orwell su 1984) di facebook si scorge l’universo semantico di Berlusconi.
foto da: Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri
Marco
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