lunedì 16 novembre 2009

IL LINGUAGGIO PANOPTICO


Come essere sudditi inconsapevoli o consapevolmente prostrati – nel caso del paesino conosciuto meglio con la terminologia o neologia (fino ad un certo punto) di berlusconia – se non digerendo, senza ulteriore ruminazione – l’italico medio non comprende, viene immobilizzato attraverso la fissità delle immagini (minzoliniane la maggior parte delle volte) – un certo stilema linguistico-concettuale che è proprio il marchio, il segno, la piega del regime arcoriano? Non c’è niente o meglio non ci dovrebbe essere nulla di interrogativo, bensì molto di cogitativo. Cogitiamo sul fattore linguistico: all’interno di un sistema comunicativo creato – una strana ragnatela vischiosa, in ciò consiste l’immagine aracnoide del apparato mediatico – dal monopolio berlusconiano si dipanano anche le asserzioni delle presunte opposizioni: il Pd tanto per dirne una. Il fattore Alfa, che continua ad essere incomprensibile per le menti acuminate del partito di non-opposizione, consiste nella semantica stessa, nell’identità linguistica che è prodotto fondante del berlusconismo. Le parole, i discorsi vengono filtrati e rapiti, modificati nella loro struttura e veicolati: i termini di comunicazione sono di tipo coercitivo, producono a loro volta gli enunciati ed una volta realizzata l’operazione l’intero corpo discorsivo che era nato per contrastare un altro sistema argomentativo – l’essenza della dialettica – è annullato, o meglio modificato nella sua natura. Andiamo più a fondo del chiasma: una trasmissione che detiene il monopolio di approfondimento è chiaramente Porta a Porta del vespano nostrano: il linguaggio all’interno di questo sistema è totalizzante perché totalizzante è il pensiero prodotto da un’unica forma semantica. Qualunque esponente politico che dovrebbe costituire l’opposizione a Berlusconi è in realtà squalificato, diviene singulto di una voce che sovrasta strutturalmente i vagiti non allineati. E’ il potere della produzione discorsiva in mano ad un potere che non è in questo caso aleatorio, come Michel Foucault sosteneva, ma rigidamente nelle mani di un solo individuo che riesce a sintetizzare e successivamente ad annientare (nientificare) ogni voce contraria. Come può esplicarsi una voce contraria? Come noi – cittadini legati all’immagine creata e prodotta da Sua Emittenza – possiamo ricevere quel messaggio di contrasto? Attraverso un sistema controllato e gestito: l’apparato unico di sapere gestito dal Cavaliere. Non a caso Berlusconi procede per la sua strada immersa nella totalità del suo libero arbitrio, può sovvertire ogni ragione – e lo sta facendo – distruggendo lo stato di diritto attraverso una serie di illegalità clamorose degne del peggior Al Capone. E lo fa attraverso la gestione totale del sapere-potere. Non mi convince la manifestazione contro Berlusconi organizzata su facebook, non mi piace la struttura comunicativa che costituisce il sistema facebook, non molto lontana –anzi direi vicinissima – al modello orwelliano della neolingua con il quale Berlusconi ha creato le basi strutturali del suo impero mediatico. Chi diventa fan di qualcuno condivide la vischiosità e l’essere aleatorio del linguaggio berlusconiano. In fondo, nei gangli, negli ingranaggi più profondi del sistema panoptico (di controllo attraverso l’autodenuncia e di controllo dei pensieri attraverso un quantità limitatissima di vocaboli – è il concetto di neolingua di George Orwell su 1984) di facebook si scorge l’universo semantico di Berlusconi.
foto da: Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri
Marco
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sabato 31 ottobre 2009

TRA(ns)DIZIONI


Difese tradizionali che affondano nelle viscere – nelle aperture, sarebbe il caso di dire, in quelle brecce che l’immagine, ad uso e consumo di qualche proprietario di media, tanto per rimanere sul vago – di un sistema dell’immagine che, a sua volta, non affonda bensì viene fondato su strane e simboliche tradizioni (superstizioni, per chi si affaccia sul baratro e vede solo il flaccido e snervante barcollare di un eventuale trombone di turno). Signora Marrazzo e famiglia, ovvero un cordone ombelicale o un cancro inestirpabile ( tengo a sottolineare: inestirpabile non patologico) famiglia come declinazione del controllo – direi dell’ubuesco (ormai) giaciglio di nichilismo – verità come Aletheia ormai ridotta al ridicolo del tecnocrate gendarme. L’ossimoro: tradizione militaresca dal vago sapore larussiano ( Caso Cucchi: La Russa sapor di fez difende gli assassini del giovane, sulle orme del papà o –papa - Almirante il fucilatore) che con qualche alambicco tecnico vìola la tradizione della sana e robusta famiglia (quella era la salute!) Tradizioni a confronto che bivaccano lungo i cervelli – con annessi neuroni residui – dell’Italia che si riscopre, sovente, portatrice di peccato. Peccato dell’immagine, esiste quello che vediamo. Esiste il corpo massacrato ( dalle forze dell’ordine, si ma di quale stato? – la s minuscola è d’obbligo oltre che ovvia – un arresto equivale ad un omicidio, è la difesa dello stato, è la difesa del m-i-enestrello LaRussa) di Stefano Cucchi. E’ la locuzione diverso a giungere, solerte, negli anfratti uditivi del popoletto che coglie la diversità come indice di per-versione di ciò che la produzione di verità decide di far vedere. Trans e spacciatore. E’ il turpe, l’irregolare, l’anormale che fa la differenza, è l’anormale che usurpa il territorio infecondo e virtuale della tradizione, della famiglia. A pensarci bene il grido del bambino è rivolto ai due genitori, disattenti perché distratti da qualche Maria (marja) De Filippi di troppo o da qualche amante tanto per sentirsi trasgressivi (o trans-gressivi) mamma e papà: i singoli riuniti nella totalità. E’ questa la serenità. Peccato la tecnocrazia dei videofonini ma si sa, l’immagine è violenta. Non che faccia l’apologia dell’iconoclastia ma se ti combini nella zona dell’Acqua Acetosa con Gasparri intento a cercare l’Apeiron (frase interrotta per dare libero arbitrio all’immaginazione dei lettori) Solo coccole – materne e paterne – afferma Natalie la preferita del marito della signora M. Manganelli, pugni e calci invece per Stefano vittima di qualche altra tradizione – quella del manganello paterno (mussoliniano) larussiano della beneamata nei secoli sempre fedele alle tradizioni - . Golpista lo stato (s sempre minuscola volutamente) golpista l’ esecutore fisico (amplessi parlamentari a parte). Piccolo compendio di ermeneutica: Il cavaliere – deus ex machina, vale la pena ricordarlo – agisce mediante il suo linguaggio – il neo-linguaggio italiano – si eclissa e riappare, produce, ad hoc, la realtà mescolandone le carte – il mazzo è suo - . Immagine: Napoli, omicidio di camorra. Una persona scavalca il cadavere come fosse un escremento, un’altra donna si dà alla fortuna con un gratta e vinci con il cadavere che le giace a fianco: l’illusione virtuale conta più di un cadavere per strada. In fondo, parafrasando Guccini (nella canzone Addio), le lotterie costituiscono l’ unica fede in cui sperare.

- Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per un po’ di marjuana e restituito cadavere ai familiari. La difesa dei carabinieri: “Le camere di sicurezza non sono alberghi”.
foto: Le charme discret de la bourgeoisie (1972) di Luis Bunuel
Marco
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martedì 20 ottobre 2009

IL SALE CHE DISSETA


Possiamo affermare, seppur con qualche distinguo – qualche non presuppone, ovviamente, uno svilimento delle varie amenità (?) che continuano a dettare le linee guida di un paese sempre più pervaso da orizzonti teocratici e claustrofobici – che il personaggio, ubuesco nella sua sete di potere e violenza, Berlusconi - è finito; con finitezza intendo un orizzonte raggiunto, racchiuso in un arco di tempo circoscritto; potremmo considerare il limite della capsula esistenzial-virtuale del Truman show come il paradigma della prospettiva del magnate Berlusconi, avvolto, al di là della sua distribuzione totalitaristica e onnipotente di distribuzione della verità, da una temporalità sempre più vicina alla conclusione. Il tempo nella sua innocenza tragica, nella sua contingenza non fa sconti, non ha idee in merito, non patteggia, non può essere eluso a furia di decereti legge e lodi ad hoc; ha una sua funzionalità al di là di quel tempo, accresciuto, diradato, che cresce e delira nella mente del Foster Kane italiota – magari avesse quel genio! –... il tempo è andato anche per il dispensatore e produttore di realtà. L’immortale è mortale, e lui sta morendo, è già morto; ma si sa, l’Italia necrofila soggetto di penetrazione – delle più violente – è costituita da onomatopeiche roboanti che danno la netta sensazione – all’analitica e perspicace ottica esterna – di ritorni, di rigurgiti a sentimenti antichi, ai vecchi fasti avvolti di nero pece, quando le leggi venivano chiamate con il loro nome: Nomen omen , il nome è un destino. Ed è qui che si radica l’equivalente semantico e comportamentale-cognitivo dell’omino - rosso putiniano e nero mussoliniano - di Arcore: il berlusconismo. Il nome non ha un destino o meglio... nuove produzioni di apparati linguistici hanno rivoluzionato – in senso, ovviamente reazionario: qui, nel mondo escheriano di berlusconia, non esistono prospettive e nemmeno destini, figuriamoci gli opposti – il senso stesso del linguaggio attuando una modifica vigorosa e un controllo diretto alla produzione di pensieri. La critica, che costituisce, evidentemente, una delle basi fondamentali delle democrazie occidentali, è radicalmente sviscerata e svuotata dall’interno da una nuova ri-definizione dell’accezione. Se cambiano i significati mutano i pensieri, se gestiamo e produciamo l’intero apparato linguistico controlleremo i pensieri e di conseguenza le azioni della maggioranza – siamo ottimisti! – degli individui. Gli attacchi, per così dire semantici, avvengono, infatti, su due livelli, i più profondi e costituitivi del concetto di democrazia: indipendenza della magistratura e indipendenza dell’informazione. Corollario importante di nuove sfumature e significati: dalle querele a Repubblica e L’Unità ai calzini turchini del giudice Mesiano - reo di aver condannato l’azienda Mediaset a risarcire la defraudata Cir di De Benedetti - dall’ultimo killeraggio nei confronti di Corrado Augias alla cacciata del Nobel Josè Saramago dall’azienda di famiglia Einaudi. Non un paese golpista, per carità bensì un paese che difende il suo made in Italy. Il problema sono le uova, ormai innumerevoli, disperse nei gangli più disparati di questo paesucolo. Il sale che disseta è, ahimè, l’immortale di Berlusconi. Lo sfuggente, l’aleatorio, l’hic et nunc irrinunciabile del linguaggio italian-videocratico.

Marco
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lunedì 12 ottobre 2009

IL MICIOPARDO


Riuscire a trovare un capo – o una coda, l’equivalente – è operazione ardua, usando un poco mirabolante eufemismo (il che corrisponde ad una bella e buona provocazione verso i legaioli pontidiani) perchè, se consideriamo l’insieme degli stilemi e dei bagordi nei quali (i primi: riguardano la formulazione dell’immagine con annesso linguaggio: vedere alla voce Minzolini!
i secondi: la scorpacciata di feci quotidiane che rendono l’italiota vero e proprio decano nell’arte della coprofagia), riusciamo a scorgere soltanto un eterno ritorno – ovviamente molto modesto rispetto a quello nietzscheano – che non riesce ad illuminare d’immenso le menti già svilite dell’italoidiota. Perciò dobbiamo pescare nel mezzo, nel pastume molto post-ideologico che si riassume nello scegliere, nella dicotomia tipica dell’ora di cena: cosa guardiamo il Tg5 o il Tg1
( ho evirato ad hoc il punto di domanda). Perchè Errare è umano ma anche Orrore è umano. Si direbbe allora che esiste un capo, una scelta, e quindi una coda. Ma si cade o meglio decade nell’illusione della diversità, della pluralità. E’, se vogliamo, l’antitesi del panta rei eracliteo. Nulla scorre se non una serie infinita – perchè ciclica nell’eterno ritorno – e limitata di un linguaggio sempre uguale nella sua impotenza polisemica. Nulla deve cambiare perchè tutto rimanga uguale: il miciopardo all’italiana. Un chiaro paradigma – peschiamo sempre dal mazzo – è il nostro capolavoro (a detta del produttore-distributore-padrone-presidente Berlusconi) che rappresenterà l’Italia agli Oscar: Baarìa del comunista ( ci tiene a precisarlo tra le pustole costernate di Bruno Insetto nel salottino eversivo di Porta a Porta ) Giuseppe Tornatore. Badate bene, un comunista nel salottino del giornalista (sic!) accusato di filoberlusconismo. Ma allora non è vero che la Rai – come dicono gli intellettualoidi di sinistra – è militarizzata dai berluscojones! Caspita c’è Tornatore il comunista con il suo film eversivo, attaccato anche dal Giornale di famiglia perchè comunista! Ma allora non è vero che Berlusconi controlla il suo Giornale! Lui ha detto che chi non vede Baaria non può dirsi italiano. Feltri è davvero uno con la schiena e lo schienale diritto, Berlusconi è imparziale nonchè produttore e distributore della bagaglinata targata Tornatore. Il film dal verso univoco: rappresenta la mediocrità di un Italia inondata dal Cavaliere - di nuovo imputato -. La locuzione Comunista equivale, nel gergo berlusconiano, al Goldstein orwelliano avvolto, però, nello zucchero filato. Tornatore è comunista come lo è Piero Sansonetti. I furbastri di regime con tanto di proclami. Nella saga tornatoriana c’è un’assenza un po’ troppo insistente per non far suscitare nessuna obiezione o meglio abiezione: la memoria, o meglio il buco della memoria. Bagheria è fortunata, la Sicilia non ha avuto il fascismo spietato bensì una banda di imbranati da sfottere: strano rimando alla famigerata uscita del Cavaliere Il regime fascista era blando, mandava gli oppositori in vacanza (Vedere alla voce Matteotti e Gramsci). Proprio come, verrebbe da dire, i terremotati d’Abruzzo. Non esiste neanche la mafia nel capolavoro del nostrano macchinista. Non esiste Portella della Ginestra: Salvatore Giuliano, fascisti e servizi segreti, chi erano costoro? Non esiste neanche Peppino Impastato, ci mancherebbe altro. A questo punto la farsa nostrana può iniziare: la storia d’amore, un amore sofferto, lacerante, battute alla Panariello, Facce da bagaglino – quello più bieco – dialoghi da fiction, finale furbastro. Un film ingiurioso.
Feltri dal Giornale di famiglia attacca Annozero: non si può parlare di mafia nè nominare Borsellino – il giudice che indagava, prima di saltare in aria, su Berlusconi, Dell’Utri e Mangano -. Marcello Dell’Utri - almeno da Baaria- ne esce illeso: Feltri è più rilassato però, ci tiene a precisarlo, lui continua ad essere un giornalista libero; proprio come il rosso Tornatore. Liberi di dire e fare tutto quello che il padrone gli dice di fare...e dire...e nascondere. Il cerchio si chiude, non c’è uscita. L’unica nostra speranza è il Tg 1 di Minzolini, a seguire i pacchi: gli ennesimi. Un’altra bella scorpacciata: l’ennesima.

a futura memoria: ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA:


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Se tu fai dei reati e poi entri in politica acccusando i giudici che indagano su di te di fare politica significa che sei due volte losco, bis-luscus, cioè Berlusconi. (Daniele Luttazzi)

Marco
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martedì 22 settembre 2009

Necrofilia di Stato


Lacrime, visi rattristati e un po’ insonnoliti; una ciambella di salvataggio – per rimanere in tema alimentare – e non una motovedetta della Marina militare, che ha l’ordine – Credere, Obbedire Combattere – di non fare ostaggi nel mare italiano (Lega docet!), ha salvato – almeno per qualche giorno - le incandescenti giornate del Governo di Arcore. Niente di meglio che una bella abbuffata di cadaveri assassinati dal Parlamento italiano (come mandanti si intende! Una dialettica del bene e del male occupa i palati insaporiti di plasma e tricolore di questi lucidi e necrofili tromboni di regime: i talebani terroristi. In effetti più che dialettica si dovrebbe sottolineare il carattere manicheo delle loro vili e bonarie – italiane oserei dire – affermazioni. Lo spostamento coglie l’aspetto più esterno, marginale – ri-oserei dire – dei fatti: gli esecutori. Apparizioni e sparizioni: con questa dinamica binaria si svolgono i funerali di stato dei parà morti in Afghanistan). Svelo un segreto di stato, la responsabilità di quelle morti, di quei cadaveri pianti è del governo Berlusconi principalmente e dell’intero Parlamento. Come in una costellazione paranoica coadiuvata dal sapere di regime – televisione (dove ribadisco ancora una volta si informa l’80% degli italiani, la parte degli iloti, maggioritaria a quanto, ancora, pare) – c’è un solo responsabile: il terrorismo, ed una serie di produzioni discorsive, di locuzioni atte a mistificare e produrre una verità unilaterale sui fatti: missione di pace, eroi della pace, il bene contro il male. E altri turpiloqui che occupano l’intero apparato discorsivo e d’informazione. Il cadavere è parte integrante della politica estera italiana della destra berlusconiana, alleata fedele dell’ex governo guerrafondaio di G. W. Bush. La guerra è pace diceva lo slogan del grande fratello orwelliano. I morti vengono prodotti dalla guerra voluta e sostenuta da questo governo tutto italiano, barbaro e all’occorrenza necrofilo. Un governo che continua a sfornare scandali giudiziari, leggi ad personam, querele ai giornali liberi (l’Unità e la Repubblica), attacchi quotidiani alla Costituzione, festini a base di cocaina e prostitute dovrebbe avere – quantomeno - la digestione un po’ problematica. Ma la bulimia non può arrestarsi in questo paese dipinto e costruito sull’immagine truculenta e cannibale di Silvio Berlusconi: le portate devono essere servite a getto continuo. Una bella scorpacciata di cadaveri avvolti nel tricolore e Bon appètit! Annullare la manifestazione per la libertà di stampa indetta per sabato 19 settembre è stato un errore gravissimo, il governo Berlusconi temeva e continua e temere la piazza. A maggior ragione bisognava scendere in piazza per denunciare l’accaduto, per dire che la missione in Afghanistan è una guerra e in quanto tale un crimine di Stato. E che, in nome della libertà e della Costituzione Repubblicana e Antifascista, questo paese – o per meglio dire la minoranza di italiani che Resiste!– RIPUDIA LA GUERRA!

Marco
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martedì 8 settembre 2009

Voglio eliminare i bambini DEI zingari

sabato 5 settembre 2009

La libertà liberticida


C’è un punto essenziale che, nella produzione discorsiva e nel ruolo primario della violenza degli apparati di sapere, continua ad essere sfuggente, vischioso, prigioniero di quella produzione di verità che il potere mediatico-berlusconiano rappresenta. Il punto, che costituisce una sorta di incipit per la decodifica e la comprensione, è la condicio sine qua non della discussione politico-civile: L’Italia non è una democrazia, o meglio non lo è più. Il berlusconismo ha creato una frattura insanabile instaurando un processo di normalizzazione dell’anomalia, una sorta di squadrismo ambientale: gestendo e producendo una quantità illimitata, assoluta e univoca di sapere ha, di fatto, costituito un’ estetica della verità basata sulla proliferazione di apparati linguistici volti a formare i pensieri attraverso il monopolio mediatico. Il monopolio dell’informazione (Berlusconi che controlla direttamente quotidiani, settimanali e rotocalchi scandalistici, tre reti televisive - mediaset - e tre reti pubbliche occupate militarmente, editoria, cinema etc.) e l’attacco serrato alla magistratura ( separazione delle carriere, legge Alfano sulle intercettazioni, tanto per citare la punta dell’iceberg) rappresentano i pilastri del Piano di rinascita democratica di Gelli. Monopolio mediatico, attacco frontale alla magistratura e guerra totale agli “intralci”, che a turno possono essere rappresentati dal Parlamento, dalla libera informazione ( quella che Berlusconi non è riuscita a mettere sotto libro paga), dall’opposizione parlamentare, dall’Unione Europea rappresentano chiaramente il quadro di un paese antidemocratico. La separazione dei poteri è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Consiste nell'individuazione di tre funzioni pubbliche - legislazione, amministrazione e giurisdizione - e nell'attribuzione delle stesse a tre distinti poteri dello stato, intesi come organi o complessi di organi dello stato indipendenti dagli altri poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario.
La moderna teoria della separazione dei poteri viene associata al nome di Charles de Secondat, Barone di Montesquieu. Nello Spirito delle leggi (1748) il filosofo francese, fonda la sua teoria sull’idea che "Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti [...]. Perché non si possa abusare del potere occorre che [...] il potere arresti il potere". Individua, inoltre, tre poteri (intesi come funzioni) dello stato - legislativo, esecutivo e giudiziario - così descritti: "In base al primo di questi poteri, il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo, fa la pace o la guerra, invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo, punisce i delitti o giudica le liti dei privati". La magistratura nasce come garante delle libertà individuali che altrimenti potrebbero essere violate ed usurpate dal potere esecutivo.
Berlusconi attraverso il controllo dispotico sul Parlamento e sulle forze politiche sta costituendo quello che Daniele Luttazzi ha definito golpe al rallentatore ovvero una serie di leggi eversive – con distanza temporale adeguata al meccanismo di oblio e rimozione - che cambiano l’assetto costituzionale del nostro paese. Possiamo considerare questo primo spostamento come una sorta di progetto ambientale di eversione, che non rappresenta un livello a se stante; è, bensì, prodotto a sua volta, da un altro spostamento, che potremmo considerare retroattivo: la funzione monopolistica e la distribuzione di verità come azione diretta sulla coscienza e l’oblio. Una produzione di forme linguistiche ramificate nel corpo sociale ( l’80% degli italiani fondano le loro conoscenze attraverso le televisioni) agiscono sulla formazione dei pensieri, creano e controllano ragionamenti producendo un certo tipo di sapere. Un capolavoro paragonabile alle teorie orwelliane. Non esiste linguaggio, in Italia, che non sia controllato e prodotto ad hoc da Silvio Berlusconi; gestendo e producendo l’intero apparato linguistico e di formazione del sapere, Berlusconi, controlla direttamente i pensieri della maggioranza degli italiani. La dinamica del binomio inscindibile linguaggio-pensiero innesca e attiva il meccanismo del ricordo e dell’oblio, attraverso una serie di simbologie dicotomico-linguistiche: bene e male, giusto e sbagliato, verità e menzogna, si instaura un rapporto di potere profondo tra l’apparato di verità ( le televisioni e i giornali, per lo meno in questo caso) e l’individuo.
- Un caso specifico – e l’ultimo in ordine temporale - è rappresentato dalla vicenda del direttore de L’Avvenire Dino Boffo. Il giornale dei vescovi - sempre allineato al governo Berlusconi - (non ha mai detto una parola contro le leggi vergogna, le corruzioni, i rapporti con la mafia, gli attacchi alla magistratura e alla Costituzione, i conflitti d’interessi del presidente del Consiglio) si è destato quando s’è scoperto che il premier aveva una vita sessuale piuttosto intensa e trascorreva le ore di relax nelle sue ville in compagnia di prostitute alle quali prometteva carriere politiche ( in qualche caso, diciamo in molti, ha mantenuto le promesse), trafficanti di droga e minorenni.

Prima di entrare nel merito dell’dis-informazione berlusconiana è necessario chiarire che:
Boffo, fiero oppositore dei diritti per le coppie omosessuali, ha patteggiato a Terni una pena pecuniaria di 516 euro per aver molestato la compagna di un tizio che, secondo quel che risulta dagli atti giudiziari, aveva con lui una relazione omosessuale; e, per ottenere il ritiro della querela, ha pure risarcito con una forte somma la vittima delle molestie.

E’ una storia vecchia che non ha mai interferito sull’alleanza strategica ( vedi la ferrea e fondamentalista opposizione ad una legge che regoli le coppie di fatto, ad una legge civile sul testamento biologico, ad una legge democratica sulle staminali ) tra Avvenire, il Vaticano e il governo Berlusconi. E’ uscita soltanto ora: un dispositivo ad orologeria che si dipana e comincia ad imperversare a tempo debito – quando le parole pronunciate dalla testata o dalla singola persona non sono gradite al Presidente orwelliano - . Il punto cruciale della campagna golpista del giornale di famiglia diretto dal truculento Feltri non è il patteggiamento (notizia vecchia e stranota) ma una falsa “nota informativa” anonima riguardante certe frequentazioni omosessuali del Boffo per il quale è stato attenzionato dalla polizia. Il dipendente berlusconiano pubblica la nota informativa. Quale sia la fonte non lo sa nessuno. Non esiste infatti – per ora – una legge che vieti l’omosessualità. La falsa “nota informativa” (se provenisse dagli ambienti vicini ai servizi segreti non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, da ricordare il caso di Renato Farina – l’agente Betulla – che formulava articoli e dossier ad hoc per favorire Berlusconi, espulso dall’ordine dei giornalisti, eletto in Parlamento nelle file del Popolo delle Libertà (condizionale!) e ora di nuovo giornalista di Libero al fianco del nuovo direttore e dipendente berlusconiano Maurizio Belpietro) consisteva proprio nell’accusa di omosessualità. La destra squadrista come la chiesa cattolica vede nell’omosessualità il germe dell’abominio, non c’era niente di più succulento che un’accusa di deviazione sessuale verso il direttore del giornale dei vescovi che aveva osato – con tono assolutamente timorato – criticare il comportamento privato ( che in realtà è pubblico) del Presidente padrone.
Questo rappresenta soltanto un piccolo (sic!) esempio di come la proliferazione discorsiva del monopolio produca verità unilaterali, agendo in maniera profonda sul corpo sociale. Questa è la nuova – fino ad un certo punto – strategia autunnale del regime berlusconiano: denigrazione mediatica sul modello gelliano. Falsi dossier, false notizie che attraverso il monopolio berlusconiano assumono una totalità nel campo della produzione di sapere. Il killeraggio di Feltri inizia con: Cominciamo da Dino Boffo… Cominciare cosa? Quale sarà il prossimo obiettivo del monopolio eversivo-berlusconiano?
Bisogna prendere atto della deriva antidemocratica di questo paese ed agire di conseguenza. Berlusconi va attaccato frontalmente e quotidianamente. E’ necessario inondare quei piccoli e fragili canali che ancora sono liberi – pochissimi purtroppo – e denunciare la situazione ogni giorno, con conferenze stampa e manifestazioni di piazza quotidiane. Berlusconi ha paura della libertà, la sua idea di libertà consiste nel controllo e nella gestione golpista delle libertà. Ciò è dimostrato dalle querele nei confronti di due quotidiani – ancora liberi dal suo controllo – la Repubblica e l’Unità. E’ da qui che bisogna ripartire, aumentando il dissenso e la critica con tutti i mezzi leciti di cui possiamo disporre. Fino ad ora non è stato fatto.
E’ anche per questo che – con un po’ di speranza – il blog Leningrad Cowboys sostiene la candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Partito Democratico.
per ulteriori informazioni sul dispositivo di censura del governo Berlusconi