mercoledì 13 maggio 2009

Un paese ridotto a reality



Discutendo intorno alle produzioni mediatico-berlusconiane si rischia di divenire complici e, di conseguenza, comprimari di un gioco molto ben definito innestato nella società italiana trasformata in mero soggetto televisivo. L’ultima trovata del Cavaliere costituisce una vetta, un capolavoro del suo repertorio. L’immagine sacra, individuale del potere del capo si riveste del suo contrario, che in questo caso costituisce uno dei format più violenti dell’Italia berlusconiano-clericale ovvero la famiglia. Il dramma familiare di Silvio e Veronica è un nuovo prodotto firmato e creato dal potere mediatico berlusconiano. E’ il trionfo del corpo come dominio pubblico; è il ruolo determinante dell’immagine mediatica che concentra su di se e nello stesso tempo dispensa e distribuisce una serie di format, di icone che si radicalizzano nel corpo sociale. E’ da analizzare la quantità di informazioni e di notizie che, in queste ore, vengono prodotte e costituite dalla telenovela Silvio-Veronica; è importante, inoltre, verificare l’effetto prodotto dalla mole discorsiva, da considerare alla stregua di una produzione personale o meglio personalistica, una produzione voluta dallo stesso Berlusconi. Il primo effetto è dunque un surplus di concentrazione delle notizie e di marketing pubblicitario, in quanto la creazione dell’evento viene a costituirsi come un oggetto di interesse tutt’altro che privato. La sua immagine, perciò, viene totalizzata e assorbita dalla sfera pubblica e ciò gli permette di cogliere e attrarre un’attenzione che potrebbe altrimenti disperdersi. Il secondo effetto è una sorta di mutamento della condizione sociale che si innesta nel linguaggio normalizzato ovvero una sorta di apoteosi della normalità, che Berlusconi in ogni occasione è pronto a propagandare, attraverso un problema, una situazione che è da sempre, almeno in Italia, oggetto di attenzione e di concentrazione discorsiva: Il litigio e il divorzio tra coniugi, tipico argomento da rotocalco scandalistico, da trasmissione di quart’ordine che però concentra su di se una quantità molto elevata di interesse e di consenso. Quindi assistiamo ad uno spostamento delle priorità, una tecnologia molto raffinata che rappresenta il senso vero e profondo del regime berlusconiano. Le sue produzioni mediatiche vengono distribuite ad hoc: ogni sua posizione, ogni sua parola ha una sua dinamica precisa e molto profonda; lo show costituito dal classico triangolo Lui-Lei-L’Altra appartiene ad una strategia di concentrazione delle attenzioni dove il dispositivo della distrazione ne costituisce l’ obiettivo fondante, il suo oscuro protagonista. Il monopolio di una quantità così determinante di informazione permette a Berlusconi di obnubilare e distruggere notizie a lui molto scomode come l’allarme lanciato dall’organizzazione indipendente americana, Freedom house, che monitora la libertà di stampa nel mondo e che ha declassato l’Italia da “paese libero” a “paese parzialmente libero” posizionandolo al 73esimo posto insieme alle Isole Tonga. Ma oggi, in Italia, il problema è il divorzio, o meglio il nuovo reality tra Silvio e Veronica. L’ennesimo circo berlusconiano dove si creano forme e si gestisce un sapere, un pensiero unico, un’ unica identità che costituisce l’annientamento di un limite, la linea si separazione che differenzia un paese democratico da un regime autoritario dove l’iconografia del capo rappresenta, appunto, l’immagine del paese.


Marco
Leningrad cowboys blog

4 commenti:

La Mente Persa ha detto...

Questa è davvero una buona analisi.
Nei giorni passati ho odiato le polemiche dei media (pure dei blog!) sul divorzio del monarca.
Il punto è un altro: un decreto sicurezza fatto forzatamente passare attraverso il voto di fiducia!

Faranno il pieno alle europee, pure Bologna diventerà probabilmente loro (elezioni sindaco).
gio

Alessandro Tauro ha detto...

Sottoscrivo. Davvero un'ottima analisi!

Nel mio blog difatti ho accuratamente evitato di trattare anche solo marginalmente la questione Veline, Veronica, Silvio, Noemi e gossip vario.
Perché sì, le liste elettorali "pubblicitarie" non sono un punto di qualità di un paese, ma non sono certo una novità e non sono, ahinoi, appannaggio esclusivo di Mr. B.

E soprattutto, non sono queste le questioni fondamentali su cui basare una critica al governo. Benaltri sono i contenuti su cui scagliarsi. Dai decreti sull'Abruzzo alle leggi sulla "sicurezza", dalle classifiche di Freedom House al finanziamento delle scuole private.
Sono decine e decine le notizie che "scompaiono" ogni mese. Coperte ogni volte dal tormentone mediatico creato ad uso e consumo di Sua Maestà (e della sua corte).

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Mi pare che concordiamo completamente. Volevo solo sottolineare che la questione B.-Lario ha un'influenza che deborda dal singolo caso, in quanto contribuisce a definire cosa sia la politica in questo paese.
Si potrà così arrivare alla conclusione che la politica è affidata alla capacità di spiarne i protagonisti per poterne poi costruire le telenovelas attraverso cui determinare perfino gli esiti elettorali. Quest'argomento degli effetti duraturi è importante per controbattere a chi, magari in perfetta buona fede, sottolinea i vantaggi contingeti e tattici di crtitcare i comportamenti privati di B.

amatamari ha detto...

Condivido.
Ma a chi conviene questo procedere verso il culto della personalità destinato alla polvere appena il leader si ammala e muore?